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venerdì 27 febbraio 2009

Tema gratis Filosofia Hegel

Hegel, Georg Wilhelm Friedrich (Stoccarda 1770 - Berlino 1831), filosofo idealista tedesco, fu uno dei pensatori più influenti del XIX secolo.

Dopo gli studi classici superiori, incoraggiato dal padre venne ammesso al seminario dell'università di Tubinga, dove divenne amico del poeta Friedrich Hölderlin e del filosofo Friedrich Schelling. Completati gli studi di filosofia e teologia, Hegel divenne precettore privato, dapprima a Berna nel 1793 poi a Francoforte nel 1797. Due anni dopo morì il padre, lasciandogli una rendita che gli permise di sospendere l'attività di precettore. Nel 1801 si trasferì a Jena, dove portò a termine la Fenomenologia dello spirito (1807; trad. it. 1933-1936; ed. più recente 1995), un'opera tra le più importanti nella filosofia moderna. Si trattenne a Jena fino all'ottobre del 1806, quando l'occupazione francese lo costrinse alla fuga. Dopo aver soggiornato per un breve periodo a Bamberga, dove lavorò come giornalista presso la "Bamberger Zeitung", divenne professore di filosofia al ginnasio di Norimberga. Negli anni di Norimberga pubblicò La scienza della logica (1812, 1813, 1816; trad. it. 1924-1925; ed. riveduta 1968). Nel 1816 accettò la cattedra di filosofia presso l'università di Heidelberg, dove pubblicò un'esposizione completa e sistematica della sua filosofia, l'Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio (1817; trad. it. 1907). Nel 1818 gli venne offerta la cattedra di filosofia che era stata di Johann Fichte all'università di Berlino, dove rimase fino alla morte. L'ultima grande opera pubblicata da Hegel furono i Lineamenti di filosofia del diritto (1821; trad. it. 1913); dopo la morte videro la luce, a cura di alcuni dei suoi studenti, gli appunti delle lezioni: l'Estetica (1835-1838; trad. it. 1963), le Lezioni sulla storia della filosofia (1833-1836; trad. it. 1930-1945), le Lezioni sulla filosofia della religione (1832; trad. it. 1974-1983) e le Lezioni sulla filosofia della storia (1837; trad. it. 1941-1963). In possesso di una profonda conoscenza della filosofia greca, Hegel incentrò dapprima i suoi studi e le sue analisi sulle opere di Baruch Spinoza, Jean-Jacques Rousseau, Immanuel Kant, Fichte, Friedrich Heinrich Jacobi e Schelling. L'influenza di questi filosofi è evidente nelle opere di Hegel, benché egli non ne condividesse l'orientamento filosofico.
Idealismo assoluto
Secondo Hegel non c'è differenza tra ratio essendi e ratio cognoscendi, le leggi del pensiero ci danno la realtà e se la dialettica è la legge del pensiero sarà anche la legge della realtà. Hegel polemizza con Kant, Fichte e Schelling poiché afferma che questi filosofi non erano stati idealisti fino in fondo.
Intenti filosofici
Il pensiero di Hegel si presenta come un sistema, come una filosofia sistematica, cioè una filosofia che non si limita a dare degli spunti, ma dà sempre soluzioni dove tutto è connesso. La dialettica dà vita a questo sistema. Partendo dal fatto che per Hegel solamente gli idealisti si possono considerare filosofi, la categoria fondamentale di Hegel è lo spirito, che è il modo in cui intende l'idealismo. Secondo Hegel, il compito della filosofia è tracciare l'itinerario di sviluppo dello Spirito assoluto. Ciò implica in primo luogo il chiarimento della struttura intrinsecamente razionale dell'Assoluto; in secondo luogo una dimostrazione delle modalità con cui l'Assoluto si manifesta nella natura e nella storia; in terzo luogo, un'illustrazione del carattere teleologico dell'Assoluto, che esibisca il finalismo intrinseco alla dinamica, al "movimento" dell'Assoluto nella storia. Hegel cerca di spiegare razionalmente ciò viene affermato dalla teologia cristiana, questa è la sua teologia filosofica (chiave di volta del sistema di Hegel).
Dialettica
Riguardo alla struttura razionale dell'Assoluto, Hegel affermò che "ciò che è razionale è reale e ciò che è reale è razionale". Quest'affermazione può essere interpretata considerando l'assunto hegeliano secondo cui l'Assoluto deve essere concepito come pensiero puro, o Spirito puro, coinvolto nel processo della sua stessa crescita. La logica che è sottesa a questo processo di sviluppo è la dialettica. Il metodo dialettico implica che il movimento, il processo, sia il risultato del conflitto tra opposti. All'inizio di tutto c'era l'ideale (Dio) ed Hegel cerca di capire come questo ideale possa diventare spirito (Dio). All'inizio e alla fine del processo c'è sempre Dio, ma se all'inizio il Dio è un Dio processuale alla fine del processo Dio ha più consapevolezza di sé essendo passato attraverso il reale. Se definiamo con la lettera A l'ideale con quale lettera dovremmo definire il reale? Se Hegel fosse un dualista questo stadio si dovrebbe definire con la lettera B, ma Hegel definisce il reale con NON-A ovvero la negazione dell'ideale; questi due concetti sono la stessa cosa in una forma diversa (A e NON-A) l'una è l'opposto dialettico dell'altra. Il terzo stadio, quello dello spirito è definito con NON NON-A.
Alienazione
L'alienazione è il passaggio da A a NON-A, attraverso la violazione del principio di non contraddizione (una cosa non può essere nello stesso tempo e sotto il medesimo aspetto se stessa e l'opposto di sé) possibile grazie alla logica dialettica. L'alienazione "aliud ponere" (basata sull'incarnazione di Dio) è l'uscita da sé per diventare l'opposto di se stessi. L'ideale esce da sé (si aliena) e diventa l'opposto di sé (natura, mondo, materia). Il negativo fa parte della natura stessa del positivo, l'A non può rimanere sempre se stesso, ma diventa NON-A attraverso il travaglio e lo smarrimento, la perdita di se stessi e la morte. L'ideale ha dovuto perdere se stesso nella morte. Dopo l'alienazione ci sarà il superamento di questo smarrimento/morte che porterà al terzo stadio : quello dello spirito (geist). Hegel fa un "venerdì santo speculativo", fa morire (aliena) Dio, ma lo fa anche risorgere.
La natura
Partendo da tutto ciò possiamo capire la visione assolutamente pessimistica di Hegel nei confronti della natura. La natura è in Dio, ma nella sua forma negativa (è il NON-A). Il mondo è il momento della massima lontananza di Dio da se stesso, è il momento dell'alienazione. "Il finito (mondo) deve finire" così Hegel espone il fatto che leva alla natura ogni consistenza autonoma e la considera come alienazione dell'ideale. La natura è "l'idea nella forma dell'esser altro da sé".
La coscienza infelice
Posta di fronte a questa antitesi dell'idea e della realtà la coscienza si può definire infelice poiché si trova tra i due estremi del processo. È l'idea della contrapposizione fra ciò che è divino e ciò che è reale.
L'Aufhebung
Il passaggio da NON-A a NON-NON-A è definito Aufhebung, ovvero la negazione come superamento. Infatti negando la realtà si può arrivare alla fine del processo, al geist che è in sé e per sé in contrapposizione alla realtà che era altro da sé e all'idea che era in sé. Questo processo non annulla le negazioni proposte in un suo passaggio, ma le conserva come momento necessario.
Spirito soggettivo e oggettivo
Secondo Hegel esistono due tipi di spirito: quello soggettivo e oggettivo. Lo spirito soggettivo non è altro che lo spirito presente nell'uomo a prescindere dal tessuto di relazioni giuridiche, morali, socio-economiche, politiche. Lo spirito oggettivo è lo spirito incarnato in qualche istituto storico-sociale superiore all'individuo (famiglia, società civile, Stato). "Lo Stato è l'ingresso di Dio nel mondo", "Ognuno (nella società civile) è fine a se stesso il resto per lui è nulla" (Hegel)
Moralità e eticità
Il pensiero etico e politico di Hegel emerge con chiarezza nella discussione sulla moralità (Moralitàt) e l'eticità (Sittlichkeit). Al livello della moralità, ciò che è giusto o sbagliato riguarda la coscienza individuale. Si deve tuttavia procedere oltre, fino al livello dell'eticità, poiché il dovere, secondo Hegel, non è nella sua essenza un risultato del giudizio individuale: gli individui si completano solo all'interno di un contesto sociale; di conseguenza, la sola cornice entro la quale il dovere può esistere davvero è lo stato. Hegel considerava la partecipazione alla gestione dello stato uno dei doveri civili supremi. Idealmente, lo stato è la manifestazione della volontà generale, che è l'espressione più alta dello spirito etico: l'obbedienza alla volontà generale è pertanto l'atto di un individuo libero e razionale.
La storia
La storia si svolge formando la storia del mondo. In questa storia del mondo alla fine sarà giudice degli stati lo spirito del mondo. Per la storia le due categorie-chiave sono ragione e libertà. "L'unico pensiero", sostenne Hegel, "che la filosofia reca alla riflessione sulla storia è il semplice concetto di 'ragione'; che la ragione è sovrana del mondo, che la storia del mondo, quindi, si presenta a noi come un processo razionale". In quanto sviluppo razionale, la storia documenta della crescita della libertà umana, poiché la storia umana è un processo dalla schiavitù alla libertà. Questa libertà può essere ottenuta solamente grazie ad alcuni uomini storico-cosmici che non sono altro che mezzi dell'astuzia della ragione. Hegel secolarizza i principi fondamentali della religione (es. astuzia della ragione = provvidenza ) fa una filosofia della storia. "La ragione guida la Storia", "La storia è il banco di un macellaio" se noi non pensiamo che dietro ci sia qualcosa, lo spirito che si sta realizzando.
Autocoscienza dell'Assoluto
La meta del divenire dialettico può essere compresa più chiaramente nello stadio della ragione: mentre la ragione finita progredisce nella comprensione, l'Assoluto progredisce in direzione dell'autocoscienza. L'Assoluto infatti giunge a conoscere se stesso mediante l'accrescersi della capacità di comprensione della realtà da parte dell'intelletto umano. Hegel analizzò i tre stadi di questo progresso del pensiero: arte, religione e filosofia. L'arte coglie l'Assoluto nelle forme materiali, esprimendo la razionalità nelle forme sensibili del Bello. L'arte viene superata dalla religione, che coglie l'Assoluto per mezzo di immagini e simboli; la religione più filosofica è per Hegel il cristianesimo, poiché in esso il manifestarsi dell'Assoluto nel finito è riflesso simbolicamente nell'incarnazione. La filosofia, tuttavia, è lo stadio speculativo supremo, poiché coglie l'Assoluto razionalmente. Quando si è realizzato questo momento, l'Assoluto è pervenuto alla piena autocoscienza e il processo ha raggiunto il proprio fine. Solamente a questo punto Hegel identificò l'Assoluto con Dio. "Dio è Dio", Hegel affermò, "solo nella misura in cui conosce se stesso".

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