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venerdì 27 febbraio 2009

Tema gratis Filosofia Marx

Destra hegeliana: sostiene Hegel su due punti: lo Stato (quello prussiano come modello) e la religione (quella cattolica dove si ha la massima spiritualità e poteva essere espressa attraverso la filosofia).

• Sinistra hegeliana (Marx e Feuerbach): era atea (anche se ammettono che l’uomo ha bisogno di Dio per natura) e voleva ribaltare lo stato prussiano.
• Marx critica Hegel fondamentalmente per due ragioni:
1. perché subordina la società civile allo Stato
2. perché inverte il soggetto col predicato (“Come non è la religione che crea l’uomo, ma è l’uomo che crea la religione, così non la costituzione crea il popolo, ma il popolo la costituzione”).
• Marx critica la Sinistra hegeliana: perché nella sua critica verso Hegel tengono separata la teoria dalla prassi, insomma tutta teoria, ma niente pratica.
• Marx critica la Destra hegeliana: perché appoggiava Hegel.
• Marx critica gli economisti classici: perché essi affermano che le cose vanno in un modo, ma non ci dicono perché, quindi non si pongono neanche il problema del cambiamento. Marx vuole eliminare la proprietà privata che avvantaggia il capitalista nei confronti dell’operaio che vede alienato, espropriato il proprio lavoro.
• Marx critica il socialismo utopistico: perché critica il capitalismo, ma non sa trovare una via d’uscita al problema applicabile nel mondo reale e così facendo cadono nella conservazione. Marx propone un altro tipo di socialismo di tipo “scientifico” che avrebbe scoperto la legge di sviluppo del capitalismo e che quindi può scardinare il sistema dall’interno al fine di instaurare la dittatura del proletariato.
• Il compito principale della filosofia al servizio della storia è quello di smascherare l’alienazione dell’uomo.
• Marx critica la religione: perché è “l’oppio del popolo” nel senso che quando la società classista proibisce lo sviluppo e la realizzazione della loro umanità, gli uomini alienano il loro essere proiettandolo in un Dio immaginario. La religione non è altro quindi che un prodotto sociale.
• L’alienazione del lavoro: l’operaio è una merce nelle mani del capitalista; il lavoro è esterno all’operaio, è soltanto un mezzo per soddisfare i bisogni estranei, e l’operaio diviene tanto più povero quanto maggiore è la ricchezza che produce. Nel suo lavoro l’operaio non si afferma, ma si nega, si sente non soddisfatto ma infelice, sfinisce il suo corpo e il suo spirito.
• Materialismo storico: è la teoria stando alla quale la struttura economica determina la sovrastruttura delle idee; non è la coscienza degli uomini a determinare il loro essere, ma al contrario, è il loro essere sociale a determinare la loro coscienza. La storia vera è quella degli individui reali, della loro azione per trasformare la natura e delle loro condizioni materiali.
• Materialismo dialettico: ogni momento storico genera nel suo seno la contraddizione tra oppressori ed oppressi, contraddizione il cui esito inevitabile è di volta in volta il superamento dello stato di cose esistente. La storia di ogni società è sempre storia di lotta fra classi, e nel caso specifico tra il proletariato e la borghesia.
• Il proletariato: classe dei salariati che per vivere sono ridotti a vendere la loro forza lavoro.
• La borghesia: classe dei capitalisti che sorta all’interno della società feudale, ne era la contraddizione e l’ha superata; essi investono denaro (D) per l’acquisto di merce (M) con la quale si ricaverà un capitale maggiore (D1).
• Capitale costante: mezzi produttivi e materie prime.
• Capitale variabile: forza lavoro.
• Valore d’uso: si basa sulla qualità della merce, la quale, proprio grazie alla sua qualità, soddisfa un bisogno piuttosto che un altro.
• Valore di scambio: è dato dalla quantità di lavoro socialmente necessario per produrre quella determinata merce.
• Plusvalore: è quella parte del prodotto creato dall’operaio con il lavoro che il capitalista non paga e che va ad accrescere il suo capitale. Se per esempio il proletario lavora dodici ore e in sei ore produce tanto da coprire quanto il capitalista spende per il salario, il prodotto delle altre sei ore di lavoro è valore di cui si appropria il capitalista. Questo è il plusvalore (differenza tra D1 e D).
• Da ciò crescerà la ribellione nella classe operaia che sempre più unita e organizzata determinerà la fine del capitalismo con la rivoluzione e dopo una prima fase di dittatura del proletariato vi sarà l’avvento del comunismo: società senza proprietà privata e quindi senza classi e senza Stato.


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