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lunedì 2 marzo 2009

Recensione svolta gratis Delitto e castigo

Dostoevskij, Fëdor Michajlovic, scrittore russo (1821-1881). Ebbe una vita irrequieta e tormentata, anche a causa della salute precaria.

Il racconto Povera gente (1845) gli procurò la prima fama, ma nel 1849 fu arrestato per le sue simpatie socialiste e condannato a morte; la pena fu commutata all'ultimo momento in quattro anni di lavori forzati in Siberia (narrati nei Ricordi di una casa di morti, 1861-1862). Tornato a Pietroburgo si dedicò alla letteratura e scrisse le sue opere migliori pur tra le difficoltà materiali, morali e di salute (soffriva di epilessia) in cui si dibatteva. Trasse la materia per i suoi romanzi e racconti scrutando le drammatiche contraddizioni nel profondo della coscienza: la disperata ricerca del bene e l'incapacità di raggiungerlo. L'uomo, che per Dostoevskij non può esimersi da un'impostazione morale dei propri problemi, troverà nel dolore la possibilità di redenzione. Le sue principali opere sono: Il sosia (1846), Le notti bianche (1848), Umiliati e offesi (1862), Memorie del sottosuolo (1864), Delitto e castigo (1866), Il giocatore (1867), L'idiota (1869), I demoni (1871-1872), I fratelli Karamazov (1879-1880, considerato il suo capolavoro).
La trama

Il romanzo narra la storia di Raskolnikov, studente espulso dall'università che, per dimostrare il proprio valore decide di uccidere una vecchia usuraia presso la quale aveva impegnati vari soui oggetti e che considerava inutile per la società. Pur non avendolo programmato uccide anche la sorella della vecchia in quanto aveva assistito al delitto. Alla fine, grazie anche all'aiuto morale di Sonja, egli si consegnerà spontaneamente alla giustizia. Proprio grazie al fatto di essersi costituito Raskolnikov non viene giustiziato, ma dovrà scontare una pena relativamente breve in Siberia. Pagato il suo debito con la giustizia si rincontrerà con Sonja.
Il commento

Il romanzo risulta piuttosto pesante alla lettura in quanto l'autore spesso si dilunga su riflessioni, controversie interne al protagonista e commenti sulle vicende. Tali difficoltà di lettura e comprensione vengono accentuate, in maniera piuttosto decisa, anche dall'uso di parecchie espressioni in lingua originale, dalla citazione di unità di misura russe o comunque a noi estranee, e soprattutto dall'infinità di nomi, diminutivi e a volte diminutivi dei diminutivi (si veda il caso del nome della sorella di Raskolnikov: il suo nome è Avdotja, chiamata poi Dunja, e infine Dunjetscka.)La vicenda è ambientata a Pietroburgo; gli ambienti sono sempre cupi, tetri, illuminati solo dalla luce fioca di una candela. Il sociale è analizzato dall'autore con discreto puntiglio: il romanzo rispecchia infatti molte delle caratteristiche della società del tempo.
Altra recensione de "Delitto e castigo"

A Pietroburgo lo studente Raskolnikov cerca una via d'uscita alla miseria, anche per aiutare sua madre e sua sorella Dunja che vivono poveramente in provincia e che per mantenerlo gli mandano quel che Dunja guadagna come istitutrice presso la famiglia Svidrigalov. Egli è dominato dall'idea della libertà cui ha diritto l'uomo superiore: non esita quindi ad uccidere, dopo aver progettato minuziosamente il delitto, una vecchia usuraia e la sua mite sorella Lisaveta per derubarle. Ma benchè un concorso di circostanze favorevoli svii le indagini, dal giorno del delitto Raskolnikov diventa l'implacabile giudice di se stesso. Combattuto tra il ricordo dell'uccisione e il timore ossessivo di venire scoperto, è assalito da accessi di delirio: il suo ignaro amico Razumuchin, onesto e ottimista, tenta invano di dargli sollievo. Nell'ansia di avere notizie sulle indagini ma anche per provare la sua superiorità, gioca d'àstuzia con la polizia, sfidandola: e il giudice Porfirij finisce per sospettare la sua colpevolezza, ma lo lascerà andare libero, ben calcolando che finirà lui stesso per consegnarsi nelle sue mani. Nei suoi vagabondaggi Raskolnikov incontra molti relitti umani, come lui tesi a uscire dalla loro degradazione: l'impiegato ubriacone Marmeladov, la tisica Katerina Ivanova che per fame ha spinto la figliastra Sonja alla prostituzione, Sonja stessa, la cui dolcezza di vitttima finirà per dominare Raskolnikov. Ma da loro, per cui prova amore e pietà, lo separa l'atto commesso. Sarà Sonja che riceverà la confessione di Raskolnikov, che gli indicherà il valore della vita umana secondo il Cristo, e che lo spingerà, anche se ancora ribelle in cuor suo, a costituirsi. Solo in Siberia accanto a Sonja che lo ha seguito, Raskolnikov si libererà dal senso di sconfitta che gli grava addosso. Intorno a lui, gravita nel romanzo un mondo di diseredati e peccatori: dalla sorella Dunja che per aiutare la famiglia e disposto a sposare il danaroso e abbietto Luzin; a Svidrigalov, il persecutore di Dunja che, dopo aver sorpreso la confessione di Raskolnikov tenterà di ricattare la ragazza e, vistosi respinto con vero orrore, si ucciderà. Ma di questi peccatori, l'unico veramente sordido e meschino è Luzin, che cercherà di accusare falsamente Sonja di furto per mettere in cattiva luce lei e Raskolnikov che, in una lite con lui, l'ha smascherato di fronte alla madre e a Dunja.
Personaggi

* Raskolnikov è il protagonista del romanzo che massacrando una vecchia, sia pure usuraia, e la sorella di lei, da inizio alla vicenda. Raskolnikov giustifica la sua azione dicendo che è possibile commettere un'unica azione malvagia che ne permetta altre mille buone. Raskolnikov è un pensatore, un filosofo, che espone la sua teoria in un articolo di giornale. Ma, l'ideale napoleonico sviluppato da Raskolnikov nella teoria degli uomini inferiori e superiori, ribadita lungo tutto il romanzo, risulta effettivamente indebolita, addirittura svilita dalla pochezza della vittima e dall'impresa del protagonista, impresa alla quale è estranea ogni componente nobile o eroica.
* Pulcherjia Aleksandrona: singolare in "Delitto e castigo" il ruolo della madre. Pulcherjia Aleksandrona è in realtà la chiave, che avanza il meccanismo destinato a trascinare il figlio all'omicidio, a smuoverlo dal suo immobilismo, ed è la lettera dopo mesi di silenzio che mette in moto angosce e sensi di colpa incontrollabili. Il paradigma dell'odio, o perlomeno del non-amore e del fastidio nei confronti di madre e sorella accompagna Raskolnikov lungo tutto l'arco del romanzo e culmina nel gesto irritato che conclude l'ultimo incontro con Dunja. Dal delitto di Raskolnikov trae anche origine la strana malattia mentale che porterà Pulcherjia Aleksandrona alla morte.
* Sonja è la figlia di Marmeladov, un impiegato ubriacone. È costretta a prostituirsi per portare a casa i soldiche servivano alla sua famiglia per vivere. Sonja tenta di attivare il processo di rigenerazione di Raskolnikov, e questi la troverà ad aspettarlo ferma davanti alle porte dell'ospedale, paziente, mite, sottomessa e portatrice di valori etici grandiosi. Il modello esistenziale proposto da Sonja e a fine opera accettato da Raskolnikov segna davvero l'inizio di un'altra storia Porfirij. Sotto il segno del sarcasmo e dell'ironia si sviluppa in "Delitto e castigo" la figura del giudice istruttore Porfirij, incaricato delle indagini per il delitto della vecchia usuraia. All'ironia s'accompagna, in Porfirij, il gusto per la sfida tra forme razionali diverse, che lo spinge al "duello" con Raskolnikov. Nei tre incontri tra l'ex studente e il giudice, tuttavia, interviene anche un ulterire componente, che in qualche modo definisce meglio la natura di Porfirij: si tratta del caparbio tentativo di quest'ultimo di portare Raskolnikov alla salvezza, e giocando con la sua psicologia, che esaspera Raskolnikov fino alla crisi di nervi, ma che al tempo stesso lo scuote fin nel profondo, Porfirij, con ironica intelligenza, traccia una delle vie che portano alla salvezza.

La critica

"Delitto e castigo" è un romanzo psicologico ambientato nel lontano 1865 nella grande Pietroburgo, una città descritta attraverso precisi riferimenti topografici, con itinerari riconoscibili, città che sembra tuttavia soprattutto una città dell'anima, che rispecchia la condizione interiore del personaggio che in essa agisce. Sono anche numerosi i riferimenti alla realtà di quell' anno, a partire dagli echi della crisi finanziaria e dei rivolgimenti economici, e se ne fanno portavoce le figure di Luzin rappresentante del nuovo capitale emergente e di Svidrigalov, legato a un ceto risparmiato dalla riforma agraria, quindi ancora benestante, ma incapace di produrre nuova ricchezza e quindi destinato ad essere sopraffatto. L'altro personaggio è la vecchia, Alena Ivanova, l'unico personaggio che accresce le proprie ricchezze, in un romanzo, dove, come spesso accade in D. il denaro appare perlopiù sotto forma di dono, eredità, improvvisa e inattesa beneficenza. Tuttavia il capitale della vecchia costituisce un capitale fermo, lontanissimo da ogni utilizzazione imprenditoriale, accumulato al solo scopo di salvare l'anima della vecchia stessa: da una conversazione udita casualmente da Raskolnikov in un osteria veniamo a sapere che i soldi della vecchia erano destinati a un certo monastero a suffragio della sua anima. Vista sotto questa angolatura Alena Ivanova è effettivamente un parassita, anche nel panorama finanziario dell'epoca, capace solo di succhiare la vita alle sue vittime, doppiamente immorale e indegna di perdono. Quest'aspetto della sua funzione sociale, al di là del giudizio comunemente espresso dalla morale cristiana, getta una luce ancor più maligna delle motivazioni che spingono Raskolnikov al delitto. Il narratore e la focalizzazione sono esterni. Centrale in "Delitto e castigo" il motivo del denaro, della sua assenza e della sua improvvisa comparsa: non per nulla il problema della mancanza di soldi accompagno Dostoevskij per buona parte della sua esistenza, fu particolarmente assillante proprio negli anni che precedono la stesura di quest'opera. Un altro tema di "Delitto e castigo" è il tema della fame, o almeno della sottoalimentazione, tema legato anch'esso al motivo del pauperismo, cosi accuratamente analizzato da Dostoevskij fin dalle sue prime opere. Grande attenzione è dedicata all'annotazione del poco cibo che circola in "Delitto e castigo": nei tre giorni precedenti il delitto Raskolnikov, privato del vitto dalla padrona di casa, inghiotte in tutto qualche cucchiaiata di minestra, qualche sorso di te, un pirog salato, e beve un bicchiere e di birra e un po' di vodka, poca. A questo stato di semidigiuno, dopo il drammatico quarto giorno caratterizzato dalla visita al commissariato e a Razumuchin e dal manifestarsi della malattia di Raskolnikov, fa seguito la fase culminante della malattia stessa e del delirio, anch'essa della durata di tre giorni nel corso dei quali Raskolnikov digiuna completamente. Le giornate successive restano in tono con il panorama alimentare fin qui descritto, ai limiti della sopravvivenza, ed è proprio quest'anoressia indotta che consente lo svilupparsi abnorme del pensiero, l'attività frenetica e incontrollata della mente, l'insorgere del delirio della visione. La prostituzione, specie in giovane età, è l'altro grande tema sociale toccato da Dostoevskij in "Delitto e castigo". Centrale nella dinamica del romanzo è infatti il motivo della vendita di un corpo giovane alla libidine di uomini più anziani. È un motivo che culmina nel rapporto tra Svidrigalov e la sua fidanzata-bambina, e che viene introdotto nel romanzo da Sonja, per essere poi sviluppato dalla fanciulla violata che Raskolnikov soccorre per strada, e ribadito dalla coppia Luzin-Dunja. In questo quadro di perversioni, Svidrigailov è un vero e proprio trait-d'union tra corrotti e corruttori, tra le vittime e i carnefici: "comprato" da Marfa Petrovna (che lo salva dalla prigione in cambio di un matrimonio e di una parvenza alla fedeltà coniugale a una moglie più anziana tutt'altro che attraente nel romanzo incarna il tipo immorale per eccellenza, colui che non conosce ostacoli alla propria libidine, e ignora i diritti della morale e della dignità altrui. Uomo dalla sensualità viziosa, Svidrigailov vive in realtà ai margini dell'esistenza, è un voyeur che spia attraverso i buchi della serratura (in casa Kapernaumov) e le fessure delle pareti (all'albergo Adrianapol') lasciandosi scorrere davanti la vita, le passioni e l'agire altrui, mentre il suo solo agire è solo l'espressione violenta di un impotenza esistenziale. Tuttavia il realismo di Dostoevskij, che secondo le stesse parole dello scrittore consisteva nella ricerca "dell'uomo nell'uomo", riesce a scovare "qualcos'altro" anche nel fondo di Svidrigailov e con uno stravolgimento improvviso della situazione e del ruolo, lo scrittore ci propone Svidrigajlov anche nella veste di artefice della redenzione di creature deboli e indifese (Sonja e i piccoli Marmeladov, da lui beneficiati). Prevale il discorso diretto e Dostoevskij usa nel suo romanzo molti termini stranieri. Questo libro mi ha fornito molti nuovi elementi di conoscenza sulla condizione sociale in Russia nel 1800 e ha suscitato in me grande interesse soprattutto durante i dialoghi fra Raskolnikov e Porfirij. Consiglierei questo romanzo a chi ama riflettere su problemi, a chi è inquieto e non sa fare scelte esistenziali, e a chi cerca in un libro risposte che non trova nel mondo contemporaneo.

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